Brescia, sindaco chiede ai profughi di pulire i sentieri: “Non siamo qui per lavorare”

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Molti dei migranti che accogliamo non hanno molta voglia di lavorare, né hanno intenzione di ripagare, in qualche modo, l’accoglienza. Lo dimostra il famoso caso dei 24 richiedenti asilo ospiti a Zone, in provincia di Brescia. Di loro, nessuno, ha in questi anni accettato di dare una mano a pulire i sentieri. E così il sindaco Marco Zatti, molto arrabbiato, perché molto deluso, prima scrisse una lettera al prefetto di Brescia Annunziato Vardè e poi prese pala, piccone e rastrello e se ne andò lui stesso a sistemare il percorso più frequentato del paese. A riportarlo è Brescia Oggi.

Ad aiutarlo, due volontari, suoi concittadini: Alessio Marchetti, 18 anni, studente, e Andrea Sina, in mobilità sino a qualche mese prima e in attesa di andare in pensione. “Dal 24 giugno al primo luglio illuminiamo le piramidi d’erosione – raccontava il sindaco Zatti –. In preparazione di questo evento, la scorsa settimana ho incontrato i richiedenti protezione internazionale domandando loro di rendersi disponibili a collaborare. Lì per lì mi han chiesto tempo per pensarci. Poi la risposta: non siamo venuti qui per lavorare”. Di qui la delusione del primo cittadino: “Qualcuno però dovrebbe spiegare ai migranti che l’ospitalità esige anche dei piccoli doveri”.

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