Emergenza Covid-19: lettera aperta al premier Giuseppe Conte

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Di Giorgio Teani – Mi rivolgo a lei a seguito del DPCM annunciato da lei stesso nel pomeriggio di venerdì 10 aprile. Lo faccio a nome mio personale e a nome di tutte quelle persone che durante l’elezione per il rinnovo del consiglio della Regione Lombardia del 2018 hanno scelto che io le rappresentassi, e tutte quelle persone che ogni giorno mi scrivono per avere informazioni e per darmi sostegno. Le scrivo una lettera perché io attualmente sono un “Politico Indipendente” e non sono in nessun organo per poter comunicare in modo diretto con Lei, per queste ragioni ho scelto questo mezzo.

La situazione attuale che il nostro Paese, e tutto il mondo, sta affrontando in questo periodo a fronte dell’emergenza Covid-19 è qualcosa che nessuno di noi poteva aspettarsi o prevedere, nemmeno poter immaginare. Ognuno di noi ha dovuto modificare le proprie abitudini e il proprio stile di vita. Abbiamo vissuto sulla nostra pelle la disgrazia, l’emergenza e lo strazio della perdita di famigliari e amici, lo dico perché so benissimo di cosa sto parlando perché io abito a Bergamo, una tra le città più colpite nel nostro paese se non la più colpita. Vediamo tutti i giorni l’esercito, che ringraziamo per tutto quello che sta facendo, prendere le salme dei nostri cari e portare in altre città per la cremazione, perché a Bergamo non c’è più spazio. Ogni giorno vediamo i nostri cari andarsene senza che noi possiamo fare nulla, senza nemmeno stare con loro mentre vivono gli ultimi istanti di vita, li vediamo andare via su un’ambulanza e, nei peggiori dei casi ma capita spesso, li rivediamo in un’anfora cremati. Durante questa emergenza abbiamo visto il sistema sanitario quasi al collasso, ogni giorno sembrava che dovesse crollare da un istante all’altro ma così non è mai stato, e questo solo grazie ai nostri medici e infermieri. Lo sappiamo benissimo che il sistema sanitario e tutti questi eroi, perché questo sono, non potrebbero reggere una seconda emergenza in un arco di tempo così breve. Per far fronte a tutto questo a fine febbraio ci sono stati chiesti dei sacrifici e senza tante polemiche li abbiamo fatti, poi ce ne sono stati chiesti altri più restrittivi e li abbiamo eseguiti, poi ancora una richiesta di portare pazienza fino a dopo la festività di Pasqua e tutti pronti ad eseguirlo di nuovo, poi ieri sera ecco di nuovo a chiedere pazienza e sacrifici fino al 3 maggio e li faremo anche stavolta senza lamentarci troppo. Ma ci sono cose che non siamo più disposti a tollerare e sopportare, fino ad oggi abbiamo fatto finta di nulla, ma ora basta.

In primis il signor Borrelli Angelo, capo del Dipartimento della Protezione Civile, che ogni giorno legge i numeri delle persone contagiate e delle vittime come se fossero numeri del lotto, senza un minimo di umanità o di compassione per le vittime, per i parenti e per tutti coloro che stanno combattendo contro questo nemico invisibile. Lo segue il signor Boccia Francesco, nonché ministro per gli affari regionali e le autonomie, il quale si è permesso di ridere e ironizzare sulle mascherine rifiutate dalla Regione Lombardia perché sono carta straccia, vanno bene solo per fare le polveri non certo per proteggere le persone che ogni giorno sono in prima linea in questa battaglia. Queste due persone stanno giocando con la vita delle persone, ogni giorno muoiono centinaia e centinaia di persone e loro si permettono di fare dei siparietti?! Poi in molte regioni da giorni oramai vige l’obbligo di indossare mascherine protettive se si esce dal proprio domicilio eppure il signor Borrelli continua a presentarsi al consueto appuntamento del bollettino della Protezione Civile delle 18.00 senza indossarla perché, dichiara lui stesso, “… non le metto, perché rispetto le distanze…”. Siamo stanchi di queste persone e dei loro comportamenti, si ricordino che ogni giorno muoiono delle persone, e se lo ricordi anche Lei visto che sono dei suoi collaboratori.

Avevamo detto che avremmo costruito ospedali in sette giorni, siamo stati derisi perché dichiarato impossibile, ma lo abbiamo fatto e lo abbiamo dimostrato alla faccia di chi rideva. Noi ora siamo qui a chiedere le scuse ufficiali e a pretendere che cambino i loro atteggiamenti da questo momento in avanti. Inoltre speriamo che una volta finita l’emergenza queste due persone si dimettano visti i loro atteggiamenti e comportamenti avuti fino ad oggi. Un appunto lo vorremmo fare anche per quanto riguarda il lockdown, ci era stato chiesto di portare pazienza fino a dopo Pasqua, fino a quando il fattore di R0 fosse stato uguale a 1. In questi giorni abbiamo posto il fattore R0 inferiore a 1, ma non è bastato. Lo sapevamo che non bastava, sapevamo che era un’illusione, sapevamo che il 13 aprile non sarebbe iniziata la fase 2, sapevamo che ci sarebbe stato un prolungamento del lockdown senza allentamenti. Ora la domanda che sorge spontanea è se il 3 maggio sarà davvero possibile un inizio della fase 2, si potrà davvero pensare all’allentamento di qualche misura? C’è gente che non vede i propri familiari, i rispettivi compagni o compagne da un mese ormai, e il 3 maggio i mesi saranno diventati due. Nel prossimo DPCM, qualunque sarà la decisone, verranno tenute in considerazione tutte queste situazioni? Noi speriamo vivamente di sì. La gente ha voglia di rialzare la testa e ripartire, anche per avere uno stimolo psicologico di un barlume di speranza per il ritorno alla normalità. Per questo noi speriamo che dal prossimo 3 maggio si possa avere qualche allentamento nelle restrizioni fino a qui applicate, sempre però rispettando le misure igenico-sanitarie per il contenimento della diffusione del virus e continuando ad evitare assembramenti. Non siamo di certo a chiedere un ritorno alla normalità assoluta perché sarebbe da delinquenti irresponsabili, siamo solo chiedere l’alleviamento di qualche misura restrittiva.

Con queste considerazioni mi accingo alla conclusione, non dimenticandomi però di poterLe l’attenzione su un altro problema che stiamo vivendo in questo momento… la liquidità alle aziende. Siamo a chiederLe di velocizzare tutti i tempi e ridurre al minimo la burocrazia per l’immissione di denaro per le nostre aziende, i nostri artigiani e le nostre attività produttive, non vorremmo mai trovarci nella situazione che finita l’emergenza molta gente si trovi senza un posto di lavoro e molte partite Iva debbano chiudere. Sono state fatte delle promesse e noi ci auguriamo che il governo e Lei rispettino quanto dichiarato, nel minor tempo possibile. Ci auguriamo che questa lettera venga presa in considerazione, cogliamo l’occasione anche per augurarLe buon lavoro. Cordiali saluti.

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