Milano, Capuozzo: “La nostra cultura non può essere rappresentata da un’islamica”

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Si sta inasprendo il dibattito politico intorno alla decisione del centrosinistra in maggioranza nel Consiglio comunale di Milano di piazzare alla presidenza della Commissione cultura la consigliera islamica Sumaya Abdel Qader. La candidatura sostenuta da buona parte del Pd, scatena le proteste del centrodestra. Critiche anche dalla maggioranza. A sollevare dubbi sull’opportunità e sensatezza della scelta è stato Toni Capuozzo che mette subito in chiaro un concetto di fondo che la figura di Abdel Qader mette in campo. A riportarlo in questi giorni è stato il Secolo d’Italia di Storace.

Ed è appunto la cultura. Il problema evidenziato da Capuozzo è tutt’altro che irrilevante quando si pensa ad affidare un incarico di questo tipo. Ed è la sua scelta “di portare il velo, scelta libera e rispettabile – dice Capuozzo – nella vita privata come in quella pubblica, ma mi fa dire che non è il profilo migliore per rappresentare le molte facce della cultura milanese. Se per Cultura – e cultura in una città europea – intendiamo anche valori irrinunciabili quali i diritti della donna, questa non è integrazione, è multiculturalismo distratto, facilone: il contrario di un dialogo franco, rispettoso ma intransigente sui diritti e sui doveri”.

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7 thoughts on “Milano, Capuozzo: “La nostra cultura non può essere rappresentata da un’islamica”

  1. E’ una vergogna che nella città che fu dei Visconti, una famiglia di signori che diedero lustro a Milano, sia rappresentata come assessore alla cultura una donna mussulmana che come cultura e rispetto delle leggi italiane è da discutere! Fortuna che fra poco ci saranno nuove elezioni amministrative a Milano e penso che i milanesi del centro, che sono per la maggior parte dei PDoti si ravvedano e giudichino le scelte anomale del primo cittadino!!

  2. SALA DEVI VERGOGNARTI BASTARDO LA NOSTRA CULTURA NON PUOI ANNULLARLA FACCIA DI MERDA VATTENE IN AFRICA BUFFONE SEI CONTRO IL POPOLO ITALIANO DEVI VERGOGNARTI DI FARE IL SINDACO DI MILANO SPERO CHE FONTANA TI IMPEDISCE DI FARE CERTE AFFERMAZIONE DIMETTITI BUFFONE

  3. Il sito, nn si basa su odio e razzismo, si basa su razionalità assoluta- La cultura italiana, nulla a che vedere con la cultura Islamica, sono due culture diverse, peraltro in conflitto con la costituzione Italiana. Quindi, i rilevi di Capuozzo sono più che legittimi.
    Quando si parla di cultura di una nazione, questa nn può essere deturpata in senso generico affidandone la rappresentanza a una persona che di quella cultura ne è totalmente estranea.
    Nei fatti la sig.ra Sumaia appartiene a una cultura diversa indietro nei secoli rispetto alla civiltà della cultura occidentale.

    Lei, si definisce cittadino italiano, quindi autoctono, può essersi convertito all’islam; è una sua prerogativa decidere a chi credere, ma, questo, esula di diritto ritenere autoctono chi italiano nn è.

    Dati i contenuti espressi, se di idiozia si vuol parlare, questa alberga in lei Sig. Farano. Lei Farebbe bene a guardarsi dentro per capire la idiozia che lo coinvolge e, studiare a fondo la lingua italiana prima di usarne termini impropri come autoctono .

    Autoctono, può essere riferito a quelle popolazioni che, stanziate da epoca remota in un determinato territorio, si ritenevano nate dalla terra stessa, cosa che la sig.ra Sumaia Abdel Qader non può ritenersi nata in Italia ne di recente, tantomeno da epoca remota-

    Con questo, con dati inconfutabili le ho dimostrato che in questo caso non si tratta di becero sovranismo da lei evocato e vomitato sulla collettività italiana, dimostro dove sta l’Idiozia e l’incoerenza di chi come lei, apre bocca per dare aria alle carie, senza sapere di che parla-

  4. Premesso che ho vissuto 3 anni in Marocco e mi sono sposato con una mussulmana, io italiano di origine nato e vissuto in Italia tutta la mia vita (tranne appunto i 3 anni) alla soglia dei 57 ritengo che non può essere rappresentante e promoter una persona (non me ne frega niente che sia donna in questo caso) della nostra cultura.
    La cultura è legata alle tradizioni del paese stesso, il velo non è la nostra cultura e può solo far pate di una molto esigua minoranza.
    Non penso che farà la rappresentanza delle minoranze seppur ne abbiano diritto anch’esse di essere rappresentante

  5. per quanto di spirito cosmopolita e mentalità aperta convengo anche io che una persona estranea alla cultura italiana ne possa diventare la rappresentante. come se io, un domani, trasferitomi a Dehli potessi diventare promoter della cultura indiana. Veramente molti nostri politici la mattina si scordano il cervello nel cassetto del comodino,ma non conoscono neppure più cosa è il ridicolo. Per precisione , non sono nè della lega , nè dei F I. sono solo un italiano che tiene alle proprie tradizioni e cultura

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